Diari di Cineclub – Ottobre 2018

Il testo dell’articolo apparso sul numero di ottobre di DIARI DI CINECLUB che descrive la vergognosa vicenda legata al Filmstudio

Diari di Cineclub
periodico indipendente di cultura e informazione cinematografica
Esce il numero 65 | Ottobre 2018 di Diari di Cineclub
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Assalto al Filmstudio

In via Degli Orti d’Alibert, 1, Roma a pochi metri dal Carcere di Regina Coeli vogliono uccidere il Filmstudio e il cinema indipendente. Appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà

Il Filmstudio dal 1967 è uno spazio di Roma per il cinema. Uno spazio libero, indipendente, con un’identità e una proposta culturale ben definita. Negli anni ‘70 è stato il riferimento di avanguardie anche internazionali e luogo di incontro di grandi registi, di artisti provenienti da altre discipline artistiche e di autori e intellettuali che sapevano sperimentare e innovare.

Il Filmstudio, primo multisala in Italia, era una centrale di idee e di energie che ha ben rappresentato un’epoca fervida e stimolante, aperta a nuove forme e linguaggi ma soprattutto coinvolgente per un pubblico che partecipava attivamente all’offerta culturale.

Da tutta Italia, in occasione di incontri pubblici e tavole rotonde ci arrivano le evocazioni di quel periodo e il Filmstudio è spesso al centro degli intensi ricordi di registi che proprio lì hanno iniziato la loro formazione cinematografica. Al Filmstudio arrivano centinaia di richieste per proiettare film indipendenti, opere prime e tanti cinefili vogliono essere ancora oggi aggiornati sulla programmazione.

La domanda più dolorosa e angosciante è quella legata però alla sopravvivenza del Filmstudio. In tanti danno per scontato che uno spazio così non possa mai morire. In tanti credono che quel luogo così vivace e innovativo, in un paese che dovrebbe saper valorizzare il suo patrimonio culturale, non possa subire nessun tipo di aggressione.

Di fatto il Filmstudio è vivo perché è viva la sua storia. Perché è stato una parte fondamentale della storia del cinema italiano. Perché ha rappresentato per Roma un punto d’incontro di culture e di proposte rivoluzionarie. Perché in quelle due sale sono passate le più grandi figure della cinematografia italiana e internazionale.

Ma è altrettanto vero che il Filmstudio è chiuso da quasi tre anni. In una città e in un’Italia allo sbando, nello scenario deprimente di un’intera comunità che vede lentamente sparire i propri spazi di libertà d’espressione e di proposta indipendente, quel luogo così carico di storia e di significato è stato costretto a sospendere la sua attività.

Le mura dello storico “filmclub” romano sono dal 1987 di proprietà della Regione Lazio. Una richiesta di rinnovo della convenzione del 2008 che non ha mai ottenuto risposta a causa delle colpevoli distrazioni di amministrazioni occupate soprattutto ad affrontare i loro scandali. Una politica assente e priva di visione che non sa confrontarsi e risolvere il dissesto da essa stessa creato.

Un crollo complessivo di una città privata della sua dimensione culturale e schiava ormai di eventi, feste e notti bianche.

In questo panorama deprimente il Filmstudio ha tuttavia continuato a fare la sua programmazione fino al 2015. Con la stessa coerenza intellettuale ha proseguito il suo lavoro non da abusivo e nemmeno da clandestino. Ha portato avanti il suo progetto restando accanto a chi ama il cinema d’autore, con una programmazione di 6 giorni a settimana e centinaia di pellicole messe al servizio dei cittadini per mantenere vivo il senso della sua missione: essere al servizio della città, procedere con le proprie forze e sostenere una proposta culturale libera e indipendente.

Solo negli ultimi due anni di attività sono stati proiettati 75 film indipendenti, 65 classici della storia del cinema molti dei quali in lingua originale e sono state organizzate 6 rassegne prive di sostegno dedicate al cinema libero e alle contaminazioni artistiche. Nel 2014 è stata realizzata la prima proiezione in Italia con adattamento ambientale per i bambini nello spettro autistico con una rassegna che è andata poi avanti per 6 mesi in cui tante famiglie hanno potuto andare per la prima volta al cinema con i loro bambini (le testimonianze sono a questo link: https:// youtu.be/fXrKve4dh7k).

Il clima sempre più pesante e irrespirabile di una città culturalmente desertificata stava però avvolgendo anche questa realtà, ancora così tenace e propositiva.

Molti sono stati i tentativi per aprire un tavolo di confronto con la politica e con le Istituzioni romane e regionali. Anche con quelle centrali nazionali.

Ma evidentemente chi non è interessato ad alzare polveroni spettacolari, non offre nemmeno palcoscenici strumentali per la propaganda nè vetrine di facile consumo a vantaggio del politico di turno. A noi interessa poco la politica dello spettacolo.

Avremmo voluto trovare la politica e basta. Quella vera. Quella che si assume la responsabilità di scegliere e che ha una visione di prospettiva. Avremmo desiderato porre la questione sulla base di idee, proposte con persone capaci di misurarsi su un piano progettuale.

Invece non hanno saputo far altro che mandare avanti una burocrazia cinica e arrogante che aveva il solo compito di premere il grilletto e uccidere il Filmstudio. Hanno sparato al luogo e a coloro che ci hanno lavorato con passione e mettendoci l’anima. Hanno preferito imporre un’iniziativa repressiva e fascista nella quale la politica si è solo nascosta nelle mutande di qualche funzionario che nemmeno sapeva cos’è il Filmstudio.

Non una voce. Non una presa di posizione. Lo stesso Presidente Zingaretti si sottrae da anni a quel confronto che era invece doveroso e ineluttabile. I burocrati li abbiamo visti ma vogliamo che i mandanti, i veri colpevoli, abbiano almeno la dignità di venire allo scoperto.

Il Filmstudio non è morto e nemmeno morirà. Quella stessa energia che ha saputo diffondere in 50 anni di storia è ancora più vigorosa e combattiva. Non ci arrendiamo alla deriva ignobile e dittatoriale che sta soffocando centinaia di sale italiane e che costringe gli italiani a vivere in un deserto culturale senza precedenti.

Esiste il mercato dei padroni ma esiste anche il mondo delle donne e degli uomini che non si arrendono e che vogliono vivere in una terra in cui non vengono uccisi i processi culturali che sanno far rinascere quella stessa terra.

Sappiamo di poter contare su tanta solidarietà e sull’impegno di migliaia di persone che hanno conosciuto il Filmstudio e che in quel luogo hanno condiviso la nostra storia. Chi pensa che cederemo alla paura e al ricatto ha fatto male i conti.

Il Filmstudio resterà al fianco e al servizio di tutti coloro che lo hanno amato e che lo amano ancora.

Filmstudio