Difendere il Filmstudio

Il Filmstudio sta subendo un attacco vile e fascista e rischia di scomparire per sempre.
Il Filmclub che ha contribuito a scrivere la storia della cinematografia indipendente e d’autore potrebbe essere assassinato. Politica e Istituzioni non vogliono confrontarsi sul piano che dovrebbe competergli: politico, culturale e sociale.
Mandano avanti i sicari della burocrazia ma noi vogliamo vedere in faccia i mandanti. Noi vogliamo invece confrontarci sul terreno della democrazia, della libera espressione e del patrimonio culturale al servizio dei cittadini.

Il Filmstudio ha una storia e un’identità
Chi ha una storia politica e un’identità politica accetti il confronto
Se non ce l’ha ascolti cosa vuol dire avere un progetto e una visione

Armando Leone con Bernardo Bertolucci

“No! Il dibattito no!”, afferma un accalorato Nanni Moretti nel suo Io sono un autarchico. Una provocazione è chiaro, dato che quelle discussioni sono servite e Moretti ne è stato uno dei principali protagonisti. Proiezioni e dibattiti, infatti, erano il cuore pulsante del Filmstudio, storico cineclub romano aperto nel 1967 da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio ed attivo ancora oggi.
Certo non può mancare un po’ di nostalgia ripensando a quegli anni in cui si potevano vedere i lavori di un artista d’avanguardia dell’animazione come Norman McLaren, o le opere della Nouvelle Vague francese, dell’espressionismo tedesco, dell’underground americano, il cosiddetto cinema impegnato fatto da maestri e da giovani promesse. Non solo, nel Filmstudio si poteva assistere anche alle prove teatrali del Living Theatre e proprio in quella saletta fumosa e piena di sogni sono passati registi come Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Michelangelo Antonioni, Glauber Rocha, Fernando Solanas, Pier Paolo Pasolini, Eric Rohmer, Robert Kramer, Straub e Huillet, solo per citarne qualcuno.

Il 2 ottobre 1967 nasce il Filmstudio in Via degli Orti d’Alibert 1/c a Trastevere, Roma.

I fratelli Taviani sono tra i primi a scoprirlo:

“Via degli Orti d’Alibert questa strada ha sempre evocato qualcosa … poi siamo andati, una strada buia – o almeno lo era allora – e quando abbiamo cominciato a frequentarla abbiamo capito che lì stava nascendo qualcosa…” (Vittorio Taviani).

Carlo Verdone al Filmstudio

Pochi anni dopo Godard doveva girare a Roma un film e Rai 3 – che era dietro a questo progetto – chiese di utilizzare il Filmstudio come luogo di riferimento. Il film aveva un budget di 80 milioni, ma Godard fece il suo lungometraggio (Vento dell’Est) con 40 milioni e i rimanenti li devolse a vari movimenti rivoluzionari, tra i quali Lotta Continua. Al Filmstudio diede 3 milioni di lire per creare una distribuzione di cinema militante.
Così, il cineclub divenne ben presto un punto di riferimento della cultura romana, e non solo

“Nel ’67, Trastevere, era un quartiere alternativo… Io che viaggiavo molto posso dire che la Roma della metà degli anni Sessanta non aveva nulla di meno, nulla da invidiare ad altri Paesi. Il Filmstudio era uno dei punti di riferimento delle avanguardie delle arti”. (Adriano Aprà)

A testimoniare il fermento di questo luogo divenuto magico nel tempo, sono in tanti. In primis Carlo Verdone:

“In quel periodo la cultura era sempre dietro una serranda … si sentivano rumori ovunque di strumenti musicali, di voci … cinema”.

Ma anche Bernardo Bertolucci non manca di ricordarne gli splendori:

“Io al Filmstudio ci sono sempre andato a piedi … era un luogo dove si mostravano cose che non si potevano vedere in nessun altro posto a Roma. Era un miracolo, se ripenso poi alla situazione degradata, che viveva la città in quei tempi…”.

Armando Leone e Nanni Mo

In questo luogo straordinario ha esordito anche uno dei più celebri protagonisti del nostro cinema, Nanni Moretti. Nel ’76, infatti, aveva pronto Io sono un autarchico, e pur frequentando vari cineclub, era nella sala grande del Filmstudio che voleva presentare il suo primo film. Gli chiesero se aveva abbastanza amici e parenti per riempire una sala, lui rispose che pensava di sì e, in realtà, il film fu un trionfo e
venne programmato sempre con il tutto esaurito

“Senza il Filmstudio non ci sarebbe stato il clamore
che invece si è verificato…”.

Questo film, poi, rappresentò una fase di cesura importante per la storia del nostro cinema. Infatti, come sostiene Aprà:

“Mentre a me sembrava che un film come Anna di Alberto Grifi fosse il film di avanguardia, la sintesi di un’opera di apertura verso il futuro…
“Io sono un autarchico” per me era un buon film ma non diceva nulla di nuovo… e mi sbagliavo di grosso. Anna, in realtà, chiudeva un’epoca e Nanni Moretti ne apriva un’altra che non era la nostra!”.

Non solo, anche l’anteprima nazionale di Nel corso del tempo di Wim Wenders, venne presentata proprio al Filmstudio

“Facemmo uscire in prima nazionale Nel corso del tempo di Wim Wenders e ci fu un afflusso di pubblico incredibile, lo dovemmo proiettare in tutte e due le sale – una non bastava viste le richieste – per un bel po’ di tempo”. Un’esperienza unica anche per lo stesso autore – “Ero molto giovane. Avere l’occasione di mostrare il mio film per la prima volta a Roma e in uno di quei posti mitici dove capivi che tutta la storia del cinema era lì o era passata di lì, mi sembrava di sognare.
Ero così onorato che mi avessero dato quell’occasione. Era notte, non parlavo una parola di italiano e c’erano grandi registi e grandi artisti in sala. Mi sembrava di stare in paradiso”.

Anche grandi intellettuali come Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Dacia Maraini erano soliti frequentare il Filmstudio. Pasolini e Rossellini ci tennero anche le loro lezioni di cinema quando, nel 1968, il Centro Sperimentale di Cinematografia fu chiuso. E quando arrivò la prima lettera di sfratto, Moravia prese subito le difese del Filmstudio affermando:

“Se questo post dovesse chiudere dovrò trasferirmi a Parigi,
non vi sono alternative”.

Il Filmstudio era stato denunciato come cinema che proiettava film porno, anche se, in realtà, si trattava della serie di film Erotika del New Cinema Underground. Nel 1985, la lettera di sfratto divenne esecutiva e il Filmstudio fu costretto a portare avanti la sua attività in sedi itineranti, appoggiandosi sempre ad altri spazi.
Il 25 settembre del 2000 il Filmstudio, invece, riuscì finalmente a recuperare la sua sede storica e la reinaugurò con una rassegna dedicata a Cinema e Spiritualità, nell’anno del Giubileo.

“Io continuo a provare il piacere di uscire di casa e andare al cinema quindi non è in nome di una ideologia o di una forma di protesta che mi sento così legato al Filmstudio e ad altre realtà. Vi è ovviamente anche la mia storia personale e di gestore di una sala cinematografica da oltre 23 anni ma al di là di tutto ciò, come spettatore, la sala per me deve rimanere il luogo privilegiato della fruizione cinematografica. Personalmente come spettatore, attore e regista
voglio vedere i film al cinema!”

(Nanni Moretti)